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IRENA PAVLYSHYN
Irena Pavlyshyn nasce a Leopoli, in Galizia - Ucraina - nel 1990.
Figlia d’arte da madre stilista, da bambina si trasferisce con la famiglia a Roma. Le sue radici culturali e familiari segnano il suo percorso formativo. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea a pieni voti. La sua arte indaga, fin dalla sua prima esposizione a 19 anni, la relazione tra il mondo delle emozioni e quello della ricerca scientifica e tecnica. I colori sono protagonisti del suo linguaggio pittorico e nel corso degli anni, evocando il suprematismo di Malevic, lascia l’arte figurativa per abbracciare l’arte dell’astratto. Sposa la geometria come ricerca approfondita sulla genesi e sulle strutture funzionali della storia, ponendo grande attenzione alla composizione, al peso e alla trasparenza delle forme. Due i viaggi importanti che segnano la sua storia artistica: il primo in Marocco. Sono i colori della terra che segneranno l’inizio della ricerca sulla sostenibilità ambientale ed energetica.
Da qui sostituisce gli acrilici con i pigmenti naturali. Tutto inizia dall’elemento naturale per poi astrarsi, tutto è armonico, rigoroso ma allo stesso tempo libero. Sono proprio le linee precise, gli spazi ben delineati che danno la sensazione di poter vivere oltre la tela; si ha la sensazione che l’opera continui ad esistere oltre il supporto e che forme e colori fluttuino su un infinito effimero spazio. Il secondo viaggio è in Portogallo. Riprende qui la sua ricerca sull’ecosostenibile, scopre i filati naturali, le stoffe e gli arazzi. Come Sonia Delaunay è attratta dall’idea di sviluppare una sinergia con il design e con la moda. Sposta il suo interesse verso tessuti impalpabili come le sete, o caldi come le lane grezze e naturali. L’attrazione per le stoffe traduce in metafora la sua filosofia di viaggio; il viaggio inteso come un tappeto dove ogni filo è un’emozione vissuta, un luogo visitato, un popolo incontrato. Il suo progetto artistico diventa suggestione, combinazione, incontro che si fonde raccontando e come un tappeto viene arrotolato e portato via con sé.
IRENA PAVLYSHYN

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